SECONDA settimana di Quaresima: IL SEGNO DELL’ACQUA
In questa seconda settimana del nostro cammino di Quaresima alla riscoperta del nostro Battesimo ci fermeremo a riflettere sul perché, il giorno del nostro Battesimo, il sacerdote, chiamandoci per nome, ha versato sul nostro capo un po’ d’acqua.

Ci aiuta a comprenderlo Gesù nel suo incontro con una donna samaritana. E’ il Vangelo di Giovanni che ce lo racconta. (Gv 4, 1-29)
Gesù è in viaggio attraverso la regione della Samaria e si ferma accanto ad un pozzo per riposarsi un po’. In quel momento arriva una donna ad attingere acqua. Un gesto molto normale: come tutti questa donna ha bisogno dell’acqua per vivere. Ma a Gesù non sfugge un particolare non del tutto normale: questa donna viene al pozzo a mezzogiorno, nell’ora in cui tutti se ne stanno in casa per ripararsi dal caldo. E’ segno nonvuole incontrare nessuno, non vuole essere vista da nessuno. Da questo particolare Gesù capisce di trovarsi
di fronte a una donna che non si sente amata da nessuno e porta in cuore una sete che l’acqua del pozzo non potrà mai dissetare, una sete infinita di amore.
Gesù, entra in dialogo con lei, comincia con il chiederle da bere e a poco a poco la conduce a riconoscere la sete più profonda del suo cuore. Ad un tratto le dice: “Chi beve di quest’acqua avrà ancora sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. E’ come se le dicesse: “tu sei venuta per attingere l’acqua del pozzo, ma io ti offro un’acqua per la sete del tuo cuore. Ti offro tutto il mio Amore, un Amore che disseterà
il tuo cuore per sempre, anche oltre la morte, perché la tua morte io l’ho già sconfitta nella mia Pasqua”. Al termine del dialogo con Gesù, la donna, che non voleva incontrare nessuno, tornerà piena di gioia incontro alla gente dicendo: “Venite a vedere uno che ha capito tutto di me”!
Tutti noi, come la donna di Samarìa, siamo assetati di amore. A tutte le età, in qualsiasi situazione, solo se ci sentiamo accolti e amati siamo felici di vivere. E la nostra paura più grande è sempre quella di essere rifiutati, abbandonati. Anche per noi c’è stato un pozzo dove Gesù ci ha aspettati: è il fonte battesimale e
l’acqua che ci è stata versata sul capo è il segno che lì siamo stati immersi nell’Amore infinito di Dio, un Amore da cui niente e nessuno potrà mai separarci! Quest’acqua diventa in noi “sorgente che zampilla per la vita eterna” dice ancora Gesù, perché l’Amore di Dio che abita in noi ci rende a nostra volta capaci di amare gli altri di un amore vero, che dura, che dà gioia.
Da parte nostra ci vuole una cosa sola: riconoscere di essere amati e non volerci allontanare da questo Amore: questa è la fede.
In questa settimana proviamo a riconoscere, proprio nella vita e nelle cose di tutti i giorni, i segni dell’Amore in cui siamo immersi e da cui siamo abitati, e cerchiamo di comunicarlo a chi ci sta intorno.
Eviteremo così di fare come il pesciolino che abitava nell’oceano. Un giorno aveva sentito da una nave un gruppo di uomini che cantava esaltando la bellezza dell’oceano. Il pesciolino si domandò: “Chissà
dove si trova questa cosa così bella”! In quel momento passava di lì in pesce più anziano e il pesciolino gli domandò: “Sai dirmi dove si trova quella cosa che gli uomini chiamano oceano? Dev’essere una cosa molto bella e la voglio conoscere”. La risposta fu: “L’oceano è la cosa in cui stai nuotando”. “Ma no! – ribatté il pesciolino infastidito – Questa è solo acqua!”. E se ne andò triste e deluso a cercare altrove il suo “oceano”.
Dal giorno del nostro Battesimo non dobbiamo cercare lontano l’oceano di amore e felicità: ci siamo dentro, per sempre!
sr. Emma
