da Nuova Secondaria, n.2 15 Ottobre 2011, “Il futuro alle spalle” di Chiara Xado
“Timeo hominem unius linguae, “ho paura di un individuo che abbia una sola lingua”, diceva Lucien Tesnie`re, grande studioso di sintassi. Il plurilinguismo e` costitutivo del civis europaeus. La scuola, nei limiti in cui si trova a operare, e` impegnata nella promozione di un apprendimento autentico delle lingue, intese come strumenti di comunicazione e di interpretazione della realtà.
Oggi con la riforma dei licei, anche altre discipline possono avere moduli in lingua.
L’acronimo CLIL, Content and Language Integrated Learning, è diventato in questi anni sempre più conosciuto dai docenti perché i progetti CLIL, da novità ristretta all’ambito dei licei europei e linguistici, si stanno diffondendo in tutti gli indirizzi delle secondaria di secondo grado.
In pratica un docente di lingua può affrontare (in genere nel triennio ma noi proveremo già alcune sperimentazioni nel biennio, insieme al docente di disciplina – storia, informatica, fisica, ecc.) un modulo o anche una sola unità didattica disciplinare in una lingua straniera.
Si tratta di selezionare materiali ad hoc, compatibili con i livelli di competenza linguistica della classe, e di costruire attività didattiche, esercitazioni di lingua strutturate secondo le corrette tecniche glottodidattiche (ad esempio va salvaguardato l’impianto glottodidattico dell’unità didattica o dell’unità di apprendimento, dalla comprensione globale all’analitica, alla sintesi, e, al suo interno, l’ordine di sviluppo delle abilità, prima ricettive poi produttive e non il contrario, solo per considerare alcuni criteri irrinunciabili) con una particolare attenzione alle difficoltà linguistiche diffuse, peculiari, pervasive del linguaggio di quella disciplina.
L’attenzione degli esperti si focalizza quindi sul binomio lingua veicolare/materia non linguistica, e citando Coonan, (C.M. Coonan, La lingua straniera veicolare, UTET, Torino 2002., p.75) sulla «necessità di rendere il rapporto molto più stretto.
L’individuazione della specificità linguistica della materia non-linguistica nonché delle attività linguistiche richieste e/o normalmente associate con tale materia renderà possibili obiettivi di doppia focalizzazione – apprendimento della lingua e apprendimento della materia – raggiungibili attraverso un unico processo di apprendimento integrato».”
