Salire in montagna e percorrere “La Terza Via”

montebiancoLe Alpi si preparano ad un lungo letargo, o forse ne stanno uscendo.
Le valli si nascondono sotto manti di foglie cadute e attendono quel primo velo di neve prossimo a ricoprirle: “la montagna é tre mesi di freddo e nove di gelo”.
La visita al Forte di Bard è stata la prima tappa del progetto interdisciplinare sulle Alpi, filo conduttore di tutte le attività proposte per le classi seconde.
Gli studenti hanno avuto così l’opportunità di prendere parte al laboratorio proposto dal Museo della Montagna: La Terza Via.
La Terza Via è un’alternativa, una sorta di equilibrio tra contrapposizioni e paradossi dei luoghi montani.
La cultura del viaggiare ha iniziato a svilupparsi tra il 1600 e il 1700, quando il viaggio era considerato una riscoperta delle proprie origini.
I ricchi aristocratici europei partivano per lunghi viaggi con lo scopo di arricchire il loro sapere ancorandosi alle radici proprie della loro cultura.
In seguito a questi Grand Tour, le cui mete spesso erano Venezia, la Costiera Amalfitana e le grandi capitali, il viaggio modifica la sua connotazione negli anni 1950 e ‘60.
Durante questo periodo, le Alpi iniziarono ad accogliere i primi turisti che muovendosi dalla città, resero la montagna parte di alcune innovazioni.
Il turismo portò profitto economico a discapito dell’impatto ambientale, portò una prima forma di progresso dando inizio ad una lenta e graduale perdita delle tradizioni e fu promulgatore della fusione di diverse culture, scaturendo un cambiamento radicale nella vita degli autoctoni.
Vi sono alcune prove della possibile mediazione tra modernità e tradizione. Un’intera sala del museo é infatti dedicata ai filmati del regista Armin Linke, immagini che raccontano la percezione contemporanea delle Alpi.
La battaglia delle reinas (scontro tra mucche gravide, parte della tradizione valdostana) ed il Telemark (tecnica sciistica degli anni ‘40, tornata oggi in voga) sono solo due esempi della relazione tra il progresso e le usanze locali.
Nell’ultima parte di giornata le due classi hanno avuto modo di dibattere e interrogarsi sull’esistenza di un’ipotetica Terza Via.
La Terza Via è un insieme di principi mossi da curiosità. L’equilibrio si raggiunge dopo aver acquisito un certo livello di conoscenza d’usi e costumi e dopo aver preso coscienza di ciò che lede e ciò che aiuta realmente lo sviluppo dei territori, raggiungendo così un’apertura mentale tale da poter scorgere la giusta mediazione tra passato e futuro. Conoscenza è tolleranza e rispetto di tradizioni e luoghi, perché la terra non è dono dei padri, ma è dono dei figli.
“Le Alpi corrono due rischi: diventare il museo di se stesse in omaggio alla tradizione ed alla nostalgia, oppure ridursi ad un parco giochi dei cittadini. Il loro futuro è certo appeso ad una terza via”.
La montagna non è dunque l’insieme di quelle immagini raccolte da turisti distratti. La montagna deve essere rivissuta con un rispetto differente e con una vocazione nuova, tutta da costruire e da diffondere, per far sì che i nostri pensieri possano tradursi in fatti concreti e autentici, così come sono i veri montanari.

Nuovo Liceo Linguistico

Articolo precedente

Alla scoperta di Goethe
LES - Liceo Economico Sociale

Articolo successivo

STEM Innovation Camp