ALLE RADICI PER COSTRUIRE IL FUTURO
16- 17 aprile 2026,
Torino
INTRODUZIONE
Il 16 e il 17 aprile si sono riuniti a Torino i rappresentanti d’istituto delle scuole salesiane di tutta Italia.
Il primo incontro è avvenuto il 4 marzo, insieme agli studenti di tutte le scuole coinvolte.
La ricorrenza di quel giorno era dedicata ai 150 anni di viaggio di Don Bosco in cui ogni rappresentante attraverso delle domande portava alla riflessione gli alunni e il centro di quest’attività era una carta d’imbarco che poi in un secondo momento andava compilata. Ci si domandava dunque quale fosse la destinazione del proprio viaggio personale, se valesse la pena arrivarci, con chi si volesse andare e molto altro.
Quel giorno, anche se attraverso uno schermo, ci siamo visti per la prima volta.
Le settimane successive sono state dedicate all’organizzazione dell’incontro che ci sarebbe stato ad aprile. Abbiamo pensato, insieme ai rappresentanti della Mazzarello di Torino, alle attività da svolgere insieme a tutti loro, improntate inizialmente ad una conoscenza reciproca per poi incentrarsi sugli aspetti fondamentali della vita dell’uomo: l’amicizia, la spiritualità, la reciprocità, il gioco e la condivisione.
Questo tempo speso è stato essenziale per arrivare preparati ai giorni pieni di emozioni che abbiamo vissuto.


16 aprile
Questa esperienza la possiamo considerare un percorso, un viaggio.
Dopo la lunga organizzazione iniziale, che possiamo considerare un po’ come la preparazione delle valigie, il 16 aprile è iniziato il vero e proprio viaggio.
La mattina abbiamo preparato una colazione sul terrazzo che attendeva i nostri compagni, le attività pratiche per poter riempire il tempo in modo produttivo e un piccolo “kit” da dare ad ognuno di loro che conteneva dei gadget della nostra scuola per far provare a loro ciò che noi sentiamo al Maux, aria di casa.
Con il tempo sono arrivati tutti, hanno lasciato le valige in hotel, hanno mangiato e prima di pranzo ci siamo riuniti nella Sala Rossa della nostra scuola, luogo in cui è avvenuta la presentazione del progetto che ci ha portati ad essere tutti lì nello stesso momento.
Abbiamo svolto delle attività per poterci conoscere meglio dato che eravamo in tanti ma si percepiva già l’inizio del legame che con il passare delle ore abbiamo stretto.
In seguito abbiamo pranzato in mensa tutti insieme come il resto dei giorni, questo perché il cibo non ha solo una funzione puramente pratica, di sopravvivenza o di piacere, ma è un momento di condivisione in cui si stringono i rapporti.
Il pomeriggio è stato dedicato alla visita del complesso di Valdocco in cui Don Bosco (1815-1888) portò qui il suo primo Oratorio, vi fondò i Salesiani e lì visse fino al giorno della morte avvenuta il 31/1/1888.
Sorge nel quartiere di Borgo Dora ed è considerato il cuore della Famiglia Salesiana e comprende attualmente la Basilica di Maria Ausiliatrice, la Chiesa di San Francesco di Sales, La Cappella Pinardi, gli edifici della scuola media e di quella professionale, la parrocchia e l’oratorio.



SERATA
Don Bosco trasforma il concetto di Oratorio: non è solo un luogo di preghiera, ma una casa che accoglie, una scuola che istruisce e un cortile dove giocare.
La sera ci siamo ritrovati nel cortile della scuola, in cui abbiamo vissuto un momento oratoriale caratterizzato da musica, giochi, risate e convivialità.
La sfida tra le squadre e la competitività non hanno limitato il divertimento, anzi ci siamo sentiti tutti estremamente legati, quasi come se ci conoscessimo da anni.
Per Don Bosco, il gioco non era una “pausa” dall’educazione o un semplice momento di ricreazione per far sfogare i ragazzi, era il centro del suo metodo. Egli diceva spesso che un oratorio senza musica e senza gioco è come un “corpo senza anima”.
Ogni battuta, risata, ogni punto guadagnato per la propria squadra e abbraccio hanno reso unica la serata vissuta.
La “Buonanotte” di Don Bosco è molto più di un semplice saluto prima di dormire: è una delle tradizioni più intime e caratteristiche del sistema educativo salesiano ed è breve ma comunque familiare, caratterizzata dall’affetto.
È proprio così che si è conclusa la nostra serata, con la buonanotte, che ci ha riuniti nel cortile dopo una serata piena di emozioni, in particolare di felicità.


17 aprile
La seconda, e ultima, tappa del nostro viaggio è iniziata con un momento iniziale di preghiera, attraverso la messa di cui i canti sono stati selezionati da noi.
In seguito a scuola abbiamo svolto un’attività sull’importanza della partecipazione nella vita in cui attraverso una riflessione abbiamo individuato dei momenti in cui ci siamo sentiti realmente partecipi.
Alla fine dell’attività abbiamo condiviso le nostre conclusioni e anche un momento di pausa, parlando e mangiando.
Dopo il pranzo abbiamo visionato i video fatti da noi.
Ogni scuola aveva il compito di intervistare i rappresentanti d’istituto di alcune scuole salesiane del mondo.
Ed è proprio nel pomeriggio che abbiamo visto quei video, immergendoci in realtà spesso diverse dalle nostre facendoci sentire lontani fisicamente da loro ma al contempo vicini perché condividiamo lo stesso concetto di scuola e di vita.
Nel frattempo avevamo a disposizione un lungo cartellone su cui avevamo la piena libertà di disegnare, scrivere e colorare seguendo le emozioni che provavamo durante i video:
Alla fine di questa attività a scuola abbiamo registrato altri video rispondendo alle stesse domande che avevamo posto noi e inoltre attraverso un brain-storming abbiamo condiviso le forti emozioni provate in questi giorni.
La giornata è proseguita con la cena, dunque ci siamo avviati verso la pizzeria a piedi in modo tale da vedere la città di Torino lungo il tragitto


CONCLUSIONE
In conclusione, questo viaggio tanto atteso è giunto al termine la sera del 17 aprile.
Sono state inserite più di venti persone in un contesto di socializzazione continua ed è stata un’esperienza importantissima per tutti noi.
Siamo tutti diversi, con caratteri, abitudini, accenti, stili di vita e ambizioni proprie ma abbiamo trovato immediatamente la sintonia che ancora al giorno d’oggi, passate settimane, ci lega.
Ci siamo paragonati alla “Notte stellata” di Van Gogh, uno dei capolavori del pittore in cui ha inserito colori diversi in un modo particolare, che può sembrare inizialmente casuale. Ecco, noi siamo quei colori, ci siamo ritrovati in una tela bianca che abbiamo riempito e alla fine abbiamo creato il nostro di capolavoro.
Il viaggio a Torino si è concluso ma ci auguriamo che l’amicizia che ora ci lega non finisca mai.
Articolo di Maria Raluca Mustata

