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Chinese Bridge 2019

il nuovo blog degli studenti del MAUX

Chinese Bridge 2019

Quest’anno a rappresentare il Maux alla gara di lingua cinese “Chinese Bridge”, c’eravamo proprio noi: Lola Chame e Alessia Parrino. Frequentiamo il 2º anno del liceo linguistico e studiamo il cinese dallo stesso tempo. Ciò significa che, nonostante la nostra passione per la lingua, il nostro bagaglio grammaticale è ancora molto piccolo.
Quando, all’inizio dell’anno scolastico, la professoressa Sanna ci ha proposto di partecipare al Chinese Bridge (una competizione mondiale di lingua e cultura cinese, cui partecipano annualmente studenti universitari e di scuole secondarie provenienti da ogni paese al mondo), eravamo a dir poco spaventate. Non tanto per quello che avevamo imparato, ma perché sapevamo che sarebbe stato qualcosa di davvero grande e impegnativo. Siamo una coppia con una chimica molto forte, che durante la gara, ci ha permesso di guardarci negli occhi per sapere cosa dire e organizzare le idee; ma siamo spesso in disaccordo, abbiamo perciò deciso di darvi i punti di vista di entrambe.

LOLA CHAME

“Per me il Chinese Bridge non è stato tanto la competizione in sé, quanto più quelle due ore di ogni mercoledì pomeriggio trascorse a scuola con Wu Qiong a cambiare di volta in volta la自我介绍zìwǒ jièshào (la presentazione di se stessi), a ripetere infinite volte la 表演 biǎoyǎn (performance) cercando di sembrare più cinese possibile e riuscendoci ben poco. Ma ciò di cui avevo più paura era la domanda aperta: una sola che sarebbe stata scelta da una lista di quaranta. Ce le eravamo divise, le prime venti ad Alessia e le altre venti a me; così negli ultimi tre mesi prima della gara abbiamo passato le lezioni a preparare le risposte con tantissime nuove parole, strutture grammaticali, verbi e congiunzioni. L’ansia di Alessia cresceva di giorno in giorno, io invece cercavo allo stasso tempo di tranquillizzare lei e me stessa.
Il 15 aprile è poi arrivata la data del Chinese Bridge: c’era chi lo dava a vedere e chi no, ma eravamo tutti in fibrillazione. Una volta arrivati al Conivtto Umberto I, dove si è svolta la competizione, ho cominciato ad agitarmi un pochino. Nelle nostre camicie tipiche cinesi, abbiamo iniziato con le presentazioni di noi stesse. Arrivato il mio turno ho iniziato a parlare, ma tutta l’ansia che avevo accumulato e che non avevo sfogato mi ha improvvisamente portato via le parole: panico. Dopo un paio di respiri profondi e tentativi di far tornare alla memoria quelle due frasi, mi sono arresa e ho ripreso il discorso da più avanti. Per fortuna dopo di me è passata Alessia che è riuscita a rimediare alla figura che avevo fatto. Dopo un mio pianto liberatorio e molto incoraggiamento da parte della prof.ssa Sanna, la nostra prof di cinese, e dei miei compagni, però, mi sentivo pronta per la preformance. Ammetto di essermi anche divertita a parlare cinese, ma soprattutto a cercare di sembrarlo. Infine,è arrivato il momento cruciale, quello della domanda a sorpresa. Su consiglio della professoressa abbiamo scelto la domanda sei, numero fortunato secondo la cultura cinese, e così per un minuto e mezzo o poco più ho parlato ai giudici di cosa ne pensassi sul mestiere dell’insegnante. Alla fine, hanno premiato le prime due coppie, mentre a noi e a tutti gli altri hanno dato un premio di partecipazione, senza stilare la classifica dai terzi in giù.
Al termine della gara mi sono sentita sollevata, come se mi fossi liberata di un grande peso.
Grazie al Chinese Bridge ho imparato molte cose, mi sono un po’ sbloccata e ora il mio cinese è più fluente. Mi sento molto più sicura nel parlarlo e soprattutto mi sembra anche di essere un po’ più cinese.
Un proverbio cinese dice 移动一座山的人首先带走小石头 Yídòng yīzuò shān de rén shǒuxiān dài zǒu xiǎo shítou, “L’uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli”. Perciò, per quest’anno, posso dire di aver iniziato a spostare i sassi più piccoli, ma spero, per il prossimo Chinese Bridge, di spostarne di molto più grandi.”

ALESSIA PARRINO

“Il Chinese Bridge non è stato solamente quel 15 di Aprile. Il Chinese Bridge è stato il giorno in cui mi è stato chiesto se avessi voluto partecipare alla gara, è stato la prima lezione con Wuqiong, il nostro insegnante madrelingua che ci ha accompagnate durante tutti i mesi di preparazione, è stato le milioni di schede stampate, modificate e riscritte, è stato l’ansia che cresceva man mano che si avvicinava il grande giorno, è stato comprare una camicia tipica cinese…
Non ho un aggettivo preciso per descrivere ciò che il Chinese Bridge ha significato per me, ma è certo che potrei descrivere tantissime situazioni divertenti e non, prima che arrivasse quel pomeriggio.
Il 15 aprile andai a scuola con l’ansia che cresceva ad ogni passo che facevo. Appena vidi Lola dall’altra parte del cortile le corsi in contro e mi aiutò a placare i miei nervi in fibrillazione. La giornata scolastica proseguì normalmente fino a quando non arrivammo a un’ora prima della gara. Andammo con WuQiong in una saletta per ripetere le nostre performance e ultimare un progetto che andava avanti da circa 6 mesi. Mangiammo un panino(da tipiche ragazze italiane che si preparano a una gara in cinese), e accompagnate dalla nostra insegnante di cinese la prof.ssa Sanna e di Italiano Sr. Anna Bailo, andammo al Convitto Umberto I, dove si sarebbe svolta la competizione. Al nostro arrivo l’accoglienza fu calorosa, sia da parte degli insegnati, che dai nostri avversari, i quali erano in ansia tanto quanto lo eravamo noi.Arrivò il momento della prima prova: Lola, presa dall’ansia, non riuscí a terminare la sua presentazione, ma mi diede comunque il suo sopporto non appena scese dal palco, perché sarei stata la prossima a presentarsi. Fortunatamente la mia 自我介绍 andó bene e scesa dal palco, ci ritirammo con la prof.ssa Sanna per un confronto e per prepararci alla prova successiva: la performance (表演). Questa è stata sicuramente la parte più divertente della gara: Lola che impersonava una cinese ed io che cambiavo nazionalità da italiana, a giapponese, a francese. Finita la nostra performance ci rimettemmo le nostre camicie cinesi e ci preparammo per l’ultima prova: la domanda a sorpresa. Ciascuna coppia di studenti deve scegliere 1 domanda da 40, ha 1 minuto per prepararla e 1 minuto per rispondere. Noi scegliemmo la domanda numero 6, che ci consigliò la prof.ssa essendo un numero fortunato. Lola rispose alla domanda che riguardava il mestiere dell’insegnante.
Quando arrivò il momento della premiazione, sapevamo che non saremmo state noi le vincitrici, ma avevamo dentro un po’ di sana speranza, che ci ha tenute sul filo del rasoio. Ricevemmo un premio di partecipazione e tanti complimenti che significarono moltissimo, perché eravamo due studentesse del secondo anno con una conoscenza minore della lingua.
“Non sono le stelle troppo lontane, sono le scale per raggiungerle ad essere troppo corte.” Quest’anno non sono arrivata alle stelle, però ho creato le basi con cui costruire le scale per arrivarci.”

Dopo tutto questo, non ci manca che dire grazie.
Il primo grazie va di sicuro al nostro madrelingua Wu Qiong, che durante questo percorso durato diversi mesi, ci ha avvicinate alla cultura cinese e ha reso le lezioni divertenti e interessanti. Ci ha aiutate a migliorare dal punto di vista linguistico e della presenza scenica, rendendoci delle vere e proprie “ragazze cinesi” .
Il secondo grazie va ai nostri compagni che ci hanno viste impazzire, strapparci i capelli e piangere dall’emozione, ma sono comunque rimasto accanto a noi ad aiutarci e a sostenerci.
Ultima ma non per importanza, un grazie speciale alla prof.ssa Sanna, per averci dato l’opportunità di partecipare a questa gara e per aver creduto in noi più di chiunque altro, persino di noi stesse.
Il Chinese Bridge è stata un’esperienza unica. Non saremo mai capaci di descrivere con le parole giuste la gratitudine verso ogni persona che ci ha aiutate e sostenute.

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