{"id":424,"date":"2019-07-16T13:36:00","date_gmt":"2019-07-16T11:36:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.istitutomariausiliatrice.it\/maux720\/?p=424"},"modified":"2021-02-09T01:05:05","modified_gmt":"2021-02-09T00:05:05","slug":"chinese-bridge-2019","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/istitutomariausiliatrice.it\/maux720\/chinese-bridge-2019\/","title":{"rendered":"Chinese Bridge 2019"},"content":{"rendered":"\n<p>Quest\u2019anno a rappresentare il Maux alla gara di lingua cinese \u201cChinese Bridge\u201d, c\u2019eravamo proprio noi: Lola Chame e Alessia Parrino. Frequentiamo il 2\u00ba anno del liceo linguistico e studiamo il cinese dallo stesso tempo. Ci\u00f2 significa che, nonostante la nostra passione per la lingua, il nostro bagaglio grammaticale \u00e8 ancora molto piccolo.<br>\nQuando, all\u2019inizio dell\u2019anno scolastico, la professoressa Sanna ci ha proposto di partecipare al Chinese Bridge (una competizione mondiale di lingua e cultura cinese, cui partecipano annualmente studenti universitari e di scuole secondarie provenienti da ogni paese al mondo), eravamo a dir poco spaventate. Non tanto per quello che avevamo imparato, ma perch\u00e9 sapevamo che sarebbe stato qualcosa di davvero grande e impegnativo. Siamo una coppia con una chimica molto forte, che durante la gara, ci ha permesso di guardarci negli occhi per sapere cosa dire e organizzare le idee; ma siamo spesso in disaccordo, abbiamo perci\u00f2 deciso di darvi i punti di vista di entrambe.<\/p>\n\n\n\n<p>LOLA CHAME<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer me il Chinese Bridge non \u00e8 stato tanto la competizione in s\u00e9, quanto pi\u00f9 quelle due ore di ogni mercoled\u00ec pomeriggio trascorse a scuola con Wu Qiong a cambiare di volta in volta la\u81ea\u6211\u4ecb\u7ecdz\u00ecw\u01d2 ji\u00e8sh\u00e0o (la presentazione di se stessi), a ripetere infinite volte la \u8868\u6f14 bi\u01ceoy\u01cen (performance) cercando di sembrare pi\u00f9 cinese possibile e riuscendoci ben poco. Ma ci\u00f2 di cui avevo pi\u00f9 paura era la domanda aperta: una sola che sarebbe stata scelta da una lista di quaranta. Ce le eravamo divise, le prime venti ad Alessia e le altre venti a me; cos\u00ec negli ultimi tre mesi prima della gara abbiamo passato le lezioni a preparare le risposte con tantissime nuove parole, strutture grammaticali, verbi e congiunzioni. L\u2019ansia di Alessia cresceva di giorno in giorno, io invece cercavo allo stasso tempo di tranquillizzare lei e me stessa.<br>\nIl 15 aprile \u00e8 poi arrivata la data del Chinese Bridge: c\u2019era chi lo dava a vedere e chi no, ma eravamo tutti in fibrillazione. Una volta arrivati al Conivtto Umberto I, dove si \u00e8 svolta la competizione, ho cominciato ad agitarmi un pochino. Nelle nostre camicie tipiche cinesi, abbiamo iniziato con le presentazioni di noi stesse. Arrivato il mio turno ho iniziato a parlare, ma tutta l\u2019ansia che avevo accumulato e che non avevo sfogato mi ha improvvisamente portato via le parole: panico. Dopo un paio di respiri profondi e tentativi di far tornare alla memoria quelle due frasi, mi sono arresa e ho ripreso il discorso da pi\u00f9 avanti. Per fortuna dopo di me \u00e8 passata Alessia che \u00e8 riuscita a rimediare alla figura che avevo fatto. Dopo un mio pianto liberatorio e molto incoraggiamento da parte della prof.ssa Sanna, la nostra prof di cinese, e dei miei compagni, per\u00f2, mi sentivo pronta per la preformance. Ammetto di essermi anche divertita a parlare cinese, ma soprattutto a cercare di sembrarlo. Infine,\u00e8 arrivato il momento cruciale, quello della domanda a sorpresa. Su consiglio della professoressa abbiamo scelto la domanda sei, numero fortunato secondo la cultura cinese, e cos\u00ec per un minuto e mezzo o poco pi\u00f9 ho parlato ai giudici di cosa ne pensassi sul mestiere dell\u2019insegnante. Alla fine, hanno premiato le prime due coppie, mentre a noi e a tutti gli altri hanno dato un premio di partecipazione, senza stilare la classifica dai terzi in gi\u00f9.<br>\nAl termine della gara mi sono sentita sollevata, come se mi fossi liberata di un grande peso. <br>\nGrazie al Chinese Bridge ho imparato molte cose, mi sono un po\u2019 sbloccata e ora il mio cinese \u00e8 pi\u00f9 fluente. Mi sento molto pi\u00f9 sicura nel parlarlo e soprattutto mi sembra anche di essere un po\u2019 pi\u00f9 cinese.<br>\nUn proverbio cinese dice \u79fb\u52a8\u4e00\u5ea7\u5c71\u7684\u4eba\u9996\u5148\u5e26\u8d70\u5c0f\u77f3\u5934 Y\u00edd\u00f2ng y\u012bzu\u00f2 sh\u0101n de r\u00e9n sh\u01d2uxi\u0101n d\u00e0i z\u01d2u xi\u01ceo sh\u00edtou, \u201cL\u2019uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi pi\u00f9 piccoli\u201d. Perci\u00f2, per quest\u2019anno, posso dire di aver iniziato a spostare i sassi pi\u00f9 piccoli, ma spero, per il prossimo Chinese Bridge, di spostarne di molto pi\u00f9 grandi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>ALESSIA PARRINO <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il Chinese Bridge non \u00e8 stato solamente quel 15 di Aprile. Il Chinese Bridge \u00e8 stato il giorno in cui mi \u00e8 stato chiesto se avessi voluto partecipare alla gara, \u00e8 stato la prima lezione con Wuqiong, il nostro insegnante madrelingua che ci ha accompagnate durante tutti i mesi di preparazione, \u00e8 stato le milioni di schede stampate, modificate e riscritte, \u00e8 stato l\u2019ansia che cresceva man mano che si avvicinava il grande giorno, \u00e8 stato comprare una camicia tipica cinese\u2026 <br>\nNon ho un aggettivo preciso per descrivere ci\u00f2 che il Chinese Bridge ha significato per me, ma \u00e8 certo che potrei descrivere tantissime situazioni divertenti e non, prima che arrivasse quel pomeriggio. <br>\nIl 15 aprile andai a scuola con l\u2019ansia che cresceva ad ogni passo che facevo. Appena vidi Lola dall\u2019altra parte del cortile le corsi in contro e mi aiut\u00f2 a placare i miei nervi in fibrillazione. La giornata scolastica prosegu\u00ec normalmente fino a quando non arrivammo a un\u2019ora prima della gara. Andammo con WuQiong in una saletta per ripetere le nostre performance e ultimare un progetto che andava avanti da circa 6 mesi. Mangiammo un panino(da tipiche ragazze italiane che si preparano a una gara in cinese), e accompagnate dalla nostra insegnante di cinese la prof.ssa Sanna e di Italiano Sr. Anna Bailo, andammo al Convitto Umberto I, dove si sarebbe svolta la competizione. Al nostro arrivo l\u2019accoglienza fu calorosa, sia da parte degli insegnati, che dai nostri avversari, i quali erano in ansia tanto quanto lo eravamo noi.Arriv\u00f2 il momento della prima prova: Lola, presa dall\u2019ansia, non riusc\u00ed a terminare la sua presentazione, ma mi diede comunque il suo sopporto non appena scese dal palco, perch\u00e9 sarei stata la prossima a presentarsi. Fortunatamente la mia \u81ea\u6211\u4ecb\u7ecd and\u00f3 bene e scesa dal palco, ci ritirammo con la prof.ssa Sanna per un confronto e per prepararci alla prova successiva: la performance (\u8868\u6f14). Questa \u00e8 stata sicuramente la parte pi\u00f9 divertente della gara: Lola che impersonava una cinese ed io che cambiavo nazionalit\u00e0 da italiana, a giapponese, a francese. Finita la nostra performance ci rimettemmo le nostre camicie cinesi e ci preparammo per l\u2019ultima prova: la domanda a sorpresa. Ciascuna coppia di studenti deve scegliere 1 domanda da 40, ha 1 minuto per prepararla e 1 minuto per rispondere. Noi scegliemmo la domanda numero 6, che ci consigli\u00f2 la prof.ssa essendo un numero fortunato. Lola rispose alla domanda che riguardava il mestiere dell\u2019insegnante.<br>\nQuando arriv\u00f2 il momento della premiazione, sapevamo che non saremmo state noi le vincitrici, ma avevamo dentro un po\u2019 di sana speranza, che ci ha tenute sul filo del rasoio. Ricevemmo un premio di partecipazione e tanti complimenti che significarono moltissimo, perch\u00e9 eravamo due studentesse del secondo anno con una conoscenza minore della lingua.<br>\n\u201cNon sono le stelle troppo lontane, sono le scale per raggiungerle ad essere troppo corte.\u201d Quest\u2019anno non sono arrivata alle stelle, per\u00f2 ho creato le basi con cui costruire le scale per arrivarci.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo tutto questo, non ci manca che dire grazie. <br>\nIl primo grazie va di sicuro al nostro madrelingua Wu Qiong, che durante questo percorso durato diversi mesi, ci ha avvicinate alla cultura cinese e ha reso le lezioni divertenti e interessanti. Ci ha aiutate a migliorare dal punto di vista linguistico e della presenza scenica, rendendoci delle vere e proprie &#8220;ragazze cinesi&#8221; .<br>\nIl secondo grazie va ai nostri compagni che ci hanno viste impazzire, strapparci i capelli e piangere dall\u2019emozione, ma sono comunque rimasto accanto a noi ad aiutarci e a sostenerci. <br>\nUltima ma non per importanza, un grazie speciale alla prof.ssa Sanna, per averci dato l\u2019opportunit\u00e0 di partecipare a questa gara e per aver creduto in noi pi\u00f9 di chiunque altro, persino di noi stesse.<br>\nIl Chinese Bridge \u00e8 stata un&#8217;esperienza unica. Non saremo mai capaci di descrivere con le parole giuste la gratitudine verso ogni persona che ci ha aiutate e sostenute.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno a rappresentare il Maux alla gara di lingua cinese \u201cChinese Bridge\u201d, c\u2019eravamo proprio noi: Lola Chame e Alessia Parrino. 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