Buone vacanze!
Da suor Laura:
buone vacanze!
a voi tutti allievi,
a voi che avete terminato il cammino all’Ausiliatrice e a voi che tornerete dopo le vacanze.
Vi saluto con simpatia, augurandovi di vivere bene questo periodo…
al mare, col suo fascino…
Il fascino del mare
E’ difficile parlare di vacanze e turismo senza pensare immediatamente al mare, spazio fisico e
simbolico che apre gli orizzonti del sogno e dell’avventura. Il suo fascino è enorme. Lo
dimostrano le tante opere artistiche che hanno come oggetto proprio il mare. Letteratura, pittura,
fotografia si sono immerse e sono state sommerse dal mare. Quale poeta non si è lasciato
conquistare dal suo inafferrabile fluttuare? Quale narratore ha rinunciato a raccontare le vicende
degli uomini che del mare hanno fatto la propria dimora? Quale pittore non ha intinto il proprio
pennello nella tavolozza inesauribile delle onde? O quale fotografo ha rinunciato a scrivere
immagini con la luce riflessa dai marosi?
Da sempre il mare sta lì, tra terra e terra, tra sponda e sponda, ad un passo dal cielo.
Ci sarà tra voi un nuovo scrittore, un pittore, un fotografo?!
Il mare non è solo “ambiente”, luogo geografico, habitat. Esso, nel corso dei secoli, è andato via
via caricandosi di significati simbolici. Ha rappresentato, per molte donne e molti uomini, la
libertà, il viaggio, l’avventura, la scoperta, la speranza di una vita nuova. Lo specchio
sterminato delle acque è divenuto sinonimo dell’Infinito, come recita l’ultima strofa della
celebre lirica di Giacomo Leopardi: “Ed il naufragar m’è dolce in questo mare”.
in montagna, con il suo incanto…
L’incanto del monte
Il monte, con tutto ciò che lo circonda e lo costituisce (roccia, neve, sentieri, vegetazione, …)
richiama alla trascendenza, eleva l’uomo non solo in altitudine ma anche nello spirito.
L’ascesa è metafora del desiderio dell’uomo di spingersi oltre, di incontrare il Totalmente Altro. E’
un salire verso una meta che confina con il cielo, prossimo e lontano ad un tempo.
Sulla vetta è il cielo stesso che si dona allo scalatore, nella sua lucentezza, nella sua profondità. Ed
il dono è gratuito. Presente ed inafferrabile allo stesso tempo.
Il fascino misterioso della montagna è immediato. Quasi tutte le culture ed espressioni religiose le
riconoscono un valore sacro particolarissimo.
“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo, cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi e
impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari…”. Chi non ricorda
questo struggente addio ai monti del Lecchese che Alessandro Manzoni ci ha lasciato nei Promessi
Sposi?
La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo verso l’alto; è come se fosse un indice puntato
verso il cielo, è il rimando allo zenit e quindi alla luce, all’inaccessibilità, alla trascendenza rispetto
all’orizzonte in cui noi siamo immersi quotidianamente.
Il monte con la sua cima che sembra quasi perforare il cielo ricalca la posizione eretta dell’uomo
che si è alzato dalla brutalità della terra; è una specie di simbolo della vittoria sulla forza di gravità.
in campagna, con la sua tranquillità…
la tranquillità della campagna
La campagna è un luogo che, molto più di altri, si presta all’incontro con Dio. Il rimando,
tuttavia, non è così immediato. L’ambiente, per quanto suggestivo, non è sufficiente. Per
cogliere l’istanza spirituale occorre fare una certa violenza su se stessi.
Trovarsi su una strada sterrata in mezzo ai campi di grano e lungo i filari di un vigneto può
trasmettere sensazioni ed emozioni ma, di per sé, nulla di più. Tocca a chi sta percorrendo
quella strada fare sì che quei luoghi possano parlare.
E’ un’esperienza che ho vissuto personalmente, più di una volta. Penso a quando mi trovo nei
boschi. Dopo una o due ore di cammino, mi accorgo di non aver ancora alzato o abbassato lo
sguardo sulle foglie, sul muschio, sull’erica perché i miei pensieri hanno continuato il loro corso
e così mi sono trascinato dietro il mio lavoro, quella situazione irrisolta o quel progetto da
realizzare. Sono in un bosco meraviglioso ma è come se mi trovassi nel mio ufficio, in pieno
centro-città!
e insieme con tutti i professori e la comunità delle suore, mentre vi saluto, propongo
una preghiera per ogni tempo
Il tempo è un regalo che Tu ci fai, Signore,
ma un regalo deteriorabile,
un regalo che non si conserva.
Signore, ho tempo,
ho tutto il tempo mio,
le giornate dei miei anni,
le ore delle mie giornate;
sono tutti miei.
A me spetta di riempirli, serenamente, con calma,
ma riempirli tutti fino all’orlo,per offrirteli
Non ti chiedo questa mattina, o Signore,
il tempo di fare questo e poi quello,
Ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente
nel tempo che Tu mi dai quello che Tu vuoi ch’io faccia
Un caro saluto a tutte le famiglie!


